Categorie: Fermento News

Giovani di Ovada e Tortona in dialogo sull’inclusione grazie ai Community Cafè

Sono stati momenti di dialogo importanti per costruire un futuro inclusivo gli ultimi due Community Cafè che si sono tenuti nell’ambito del progetto Fermento. Gli appuntamenti, che hanno coinvolto giovani italiani e stranieri residenti in provincia, si sono svolti a Ovada e Tortona, dopo che i primi due avevo coinvolto le città di Novi Ligure e Valenza.

COMMUNITY CAFE’ – OVADA

Il terzo appuntamento provinciale ha avuto luogo il 23 maggio a Ovada. E ha visto la partecipazione di ragazzi italiani e stranieri, degli operatori della Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus (che ha ospitato l’evento), del Consorzio dei Servizi Sociali ovadese e della Cooperativa Sociale Azimut, oltre che dell’Associazione Cultura e Sviluppo, titolare dell’azione, e di Cambalache come capofila.

Oggetto dell’incontro era riflettere sull’inclusione nei territori, a partire dal ruolo che le reti sociali e del Terzo Settore hanno e degli sforzi che è possibile portare avanti per potenziare i rapporti virtuosi fra realtà del privato sociale e istituzioni, le sinergie e lo scambio di buone pratiche.
Dopo una carrellata dedicata alle buone pratiche già in atto per favore l’engagement giovanile, considerato come motore prezioso per garantire maggiori opportunità di inclusione, l’attenzione si è concentrata sulle difficoltà che quotidianamente incontrano le persone straniere residenti in provincia, specialmente se in realtà considerate periferiche e meno ricche di servizi.
Dall’approfondito confronto è emerso come prioritario il tema della fiducia, intesa come importanza di identificare sul territorio sia mediatori che figure credibili di riferimento per i migranti. Lasciati per la naturale conclusione del percorso i progetti di accoglienza, infatti, spesso i migranti si trovano in un contesto difficile da gestire individualmente, con pochi punti di riferimento, in difficoltà per una burocrazia complessa, con poche possibilità di spostamento e di autonomia e ancor meno certezze rispetto a quali realtà possano prestare davvero aiuto.
Un lavoro virtuoso da portare avanti nel tempo è pertanto quello di individuare e mantenere attivo il dialogo con “testimonial” e figure di riferimento all’interno delle diverse comunità di stranieri, favorendone l’emersione e stimolandone la partecipazione al tessuto sociale e civico della comunità. E’ proprio attraverso queste fondamentali figure di riferimento, insieme a tutte le occasioni ed esperienze d’integrazione non formali, come per esempio quelle sportive, che è possibile costruire rapporti di fiducia e potenziare l’integrazione.
L’altro tema forte da approfondire in futuro è quello legato alle possibilità di offrire anche piccole esperienze di lavoro ma immediatamente disponibili, perché l’attesa di inserimento in percorsi lunghi e complessi spesso mina la fiducia dei giovani migranti e porta a un allontanamento dai contesti che potrebbero, con il tempo, favorire invece un’integrazione di qualità e duratura.
COMMUNITY CAFE’ – TORTONA

Lunedì 6 Giugno il percorso dei Community Cafè si è concluso, con il quarto appuntamento a Tortona. L’evento – organizzato ancora una volta dall’associazione Cultura e Sviluppo, in collaborazione con associazioni Cambalache, e per il territorio di Tortona l’APS La Fenice che ha ospitato l’appuntamento – ha visto la partecipazione di ragazzi provenienti da diversi contesti culturali e territoriali.

L’incontro è stato occasione di dialogo riguardo ai temi di accoglienza e inclusione. Tramite i racconti personali dei partecipanti è stato possibile analizzare diversi contesti in cui avvengono dinamiche di esclusione, fino a realizzare un vero e proprio “Future Lab” durante il quale, partendo dalle storie condivise, è stato chiesto ai partecipanti di ricostruirle con un esito differente e inclusivo, provando a lavorare su tutti quei fattori che possono aiutare a sentirsi parte di una comunità invece che esclusi da essi.

Gli episodi emersi, seppur diversi tra di loro, hanno evidenziato dei punti in comune che trovano radici in una cultura che non accetta il diverso.

Questo esercizio di ragionamento ha permesso di individuare le differenti problematiche legate all’inclusione. Nonostante i diversi contesti socio-culturali di provenienza, le barriere linguistiche e le differenze individuali è emerso in modo evidente il tema dell’educazione come elemento da cui partire per il cambiamento.

Le soluzioni proposte riguardavano soprattutto l’ambiente scolastico e la necessità di un maggior intervento ministeriale e statale.

L’implementazione di alcune materie come educazione civica, il cambio di approccio educativo attraverso metodologie non formali, la formazione e sensibilizzazione di insegnanti e genitori sono solo alcuni degli esempi di intervento pratico alla risoluzione del problema.

Il forte interesse da parte dei ragazzi nei confronti di queste tematiche si è manifestato attraverso un partecipato dibattito che ha evidenziato l’urgenza del problema e la volontà di intraprendere un’azione per risolverlo.

A conferma di come sia necessaria la reciproca accettazione delle differenze al fine di creare una società migliore e più giusta, perché rispettare le differenze non è trattare tutti allo stesso modo ma dare a tutti le stesse possibilità.

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