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Double Sight-Viaggio negli occhi di un richiedente asilo

Gli occhi sono lo specchio dell’anima” e, a volte, “basta uno sguardo”. Citazioni famose o modi di dire entrati nel linguaggio quotidiano, ma con un fondo di verità.

E’ quello che hanno voluto dimostrare gli organizzatori di Double Sight- Doppio Sguardo, una performance interattiva di fotografia emotiva che si è svolta sabato 24 settembre all’ex Chiesa di San Francesco ad Alessandria, all’interno degli eventi della Festa del Pensiero.

L’obiettivo era fermare con uno scatto l’incontro tra due sconosciuti che non potevano fare altro che guardarsi negli occhi, fotografare le emozioni che quel “dialogo visivo” disegnava sui loro volti.

Al percorso allestito da Psi&Co, ANDO e Tessere le Identità ha partecipato anche Louis, un richiedente asilo originario della Guinea ospite di APS Cambalache.La sua presenza, come quella degli altri partecipanti, voleva far riflettere sul concetto di diversità, troppo spesso interpretato in maniera negativa, come una minaccia alla nostra identità.

Tra due esseri umani che si guardano negli occhi, però, non ci sono differenze, non ci sono limiti o barriere comunicative.

La mattinata di sabato è stata particolarmente intensa con la partecipazione degli studenti delle scuole di Alessandria, entusiasti dell’esperienza. “All’inizio non sapevo cosa aspettarmi– ha detto una studentessa del Liceo Saluzzo di Alessandria dopo il percorso- Non sapevo cosa sarebbe successo in quella stanza. Ora posso dire che mi è servito a dare un nuovo significato alla parola ‘diversità’.”

Il racconto dell’immigrazione e del dramma vissuto dai profughi che raggiungono l’Europa in questi anni è stato costruito come un mosaico fatto di molte immagini, ma due occhi piantati nei nostri possono raccontare più di mille immagini, per quanto forti esse siano. Ed ecco perché anche l’incontro con Louis durante Double Sight è stato per Angela particolarmente emozionante: “Quando è entrato nella stanza sono rimasta spiazzata. L’ho guardato con curiosità, ma poi ho avuto paura che si sentisse giudicato, non volevo farlo sentire diverso da me. Così ho distolto lo sguardo e quando ho posato di nuovo gli occhi su di lui gli ho sorriso. Dopo il percorso avrei voluto parlargli.

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